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Sabato 11 Luglio 2026

DISINCANTATO — il Blog di Adolfo Santoro

Adolfo Santoro

Vivo all’Elba ed ho lavorato per più di 40 anni come psichiatra; dal 1991 al 2017 sono stato primario e dirigente di secondo livello. Dal 2017 sono in pensione e ho continuato a ricevere persone in crisi alla ricerca della propria autenticità. Ho tenuto numerosi gruppi ed ho preso in carico individualmente e con la famiglia persone anche con problematiche psicosomatiche (cancro, malattie autoimmuni, allergie, cefalee, ipertensione arteriosa, fibromialgia) o con problematiche nevrotiche o psicotiche. Da anni ascolto le persone in crisi gratuitamente perché ritengo che c’è un limite all’avidità.

Tutti morimmo a stento (3)

di Adolfo Santoro - Sabato 11 Luglio 2026 ore 08:00

Foto di repertorio

Sta per iniziare a mancare l’acqua e sono previste nei prossimi giorni temperature fino a 43°C. Ma è solo l’antipasto dell’accelerazione degli effetti climatici causata dal Capitalismo affaristico di Donald Trump e dei suoi vassalli. Secondo l’intervento tenuto in Senato da parte della ricercatrice e senatrice Ilaria Cucchi (esponente del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), l’impatto combinato delle politiche deregolatorie e di espansione dei combustibili fossili attuate da Donald Trump, unito agli effetti ambientali dei conflitti internazionali, potrebbe causare fino a 1,3 milioni di morti premature aggiuntive legate al caldo nei decenni successivi al 2035.

Le conseguenze-Trump quantificabili si dividono in due aree principali:

1. deregolamentazione ambientale conseguente alle politiche di revisione normativa:

  • l’abrogazione della misura del 2009 (Endangerment Finding) che classificava i gas serra come minaccia per la salute ha eliminato la base giuridica per ampie limitazioni sulle emissioni di veicoli e centrali;

  • si stima che le politiche di Trump possano rilasciare fino a 6,9 miliardi di tonnellate di metriche di gas serra aggiuntive nell’atmosfera;

  • l’aumento di queste emissioni, unito all’indebolimento degli standard sulla qualità dell’aria (come i limiti sul particolato), potrebbe causare 571.000-2,2 milioni di morti legate alle temperature nei prossimi decenni;

  • l’eliminazione delle tutele per l’aria pulita ha comportato più di 1 trilione di dollari in mancati benefici per la salute pubblica, tra cui decessi prematuri, casi di asma e ricoveri.

2. impatti Ambientali dei Conflitti

  • le guerre e le tensioni geopolitiche internazionali (es. in Medio Oriente e Iran) hanno provocato un aumento dei prezzi del petrolio e del gas, stimolando in alcune aree un’accelerazione verso le energie rinnovabili e il solare per evitare la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili;

  • al contempo, gli scenari di guerra aumentano la domanda di petrolio statunitense, mentre l’instabilità globale e i conflitti ostacolano gli investimenti nella ricerca sulle tecnologie alternative;

  • gli attacchi alle normative climatiche e ambientali si traducono direttamente in danni quantificabili per le popolazioni vulnerabili e per l'ecosistema globale. 

Quello di Trump è l’esempio per eccellenza del capitalismo limbico, un modello economico che massimizza i profitti stimolando intenzionalmente il sistema di ricompensa del cervello umano, centrato sulla dopamina. Coniato dallo storico David T. Courtwright, il capitalismo limbico indica come le aziende progettino prodotti per generare dipendenze comportamentali o da consumo — come i social media, il cibo spazzatura, il gioco d’azzardo e la pornografia — per assicurarsi entrate costanti a scapito del benessere psicofisico. Il sistema limbico registra la ricompensa all’interno della memoria, che ci spinge, mediante l’anticipazione della ricompensa, a individuare nell’ambiente gli stimoli edonici che vengono poi rinforzati dalla dopamina stessa. 

La ritualità di Trump, inoltre, ci invita a comprendere che il Capitalismo è qualcosa che ha a che fare con la religione. Per l’economista Luigino Bruni il Capitalismo finanziario andrebbe letto come un fenomeno religioso rovesciato: il Capitalismo finanziario è una religione del debito, dell’iperconsumo, del sacrificio inutile e della dissipazione di valore; una religione che non redime, ma incolpa, non libera, ma indebita. Scrive Marx nel libro terzo del Capitale: il sistema monetario è essenzialmente cattolico, il sistema creditizio essenzialmente protestante… È la fede che rende beati. Se il capitalismo si riducesse soltanto a un sistema di produzione e distribuzione di merci e servizi, sarebbe facile comprenderne la logica; ma il capitalismo è molto di più: è fede, sistema di segni, religione, idolo e culto. … Solo Dio e la finanza capitalistica hanno la pretesa di creare dal nulla. 

Lo stesso sentire intriso di sgomento e orrore l’aveva avuto Baruch Spinoza quando nell’Etica definisce passioni tristi (come paura, invidia, odio e disperazione) quegli affetti che diminuiscono la nostra potenza di agire. Quando subiamo passioni tristi, la nostra mente si ripiega su se stessa, vittima di cause esterne che non riesce a dominare. Scrive Gilles Deleuze in Spinoza: Filosofia pratica: In tutta la sua opera Spinoza non cessa di denunciare tre generi di personaggi: l’uomo dalle passioni tristi; l’uomo che sfrutta queste passioni tristi, che ha bisogno di esse per stabilire il suo potere; infine, l’uomo che si rattrista per la condizione umana e per le passioni dell’uomo in generale (che può anche irridere anziché indignarsi; quello stesso scherno è un cattivo ridere. … Lo schiavo, il tiranno, il prete… trinità moralista

E Hegel, in Filosofia dello Spirito jenese, scrive: Il bisogno e il lavoro, sollevati a questa universalità formano così per sé, in un grande popolo, un immenso sistema di comunanza e di dipendenza reciproca; una vita del morto che si muove in sé, che nel suo movimento si muove di qua e di là ciecamente e in modo elementare, e come un animale selvatico ha bisogno di un continuo e rigido dominio ed addomesticamento.

Già nel 1921 Walter Benjamin scrive in Kapitalismus als Religion, un appunto pubblicato postumo: Il capitalismo può essere visto come una religione, ovvero serve essenzialmente a soddisfare le stesse preoccupazioni, tormenti e inquietudini a cui le cosiddette religioni in passato fornivano risposte. La prova di questa struttura religiosa del capitalismo, non solo di una conformazione condizionata religiosamente, come pensa Weber, bensì di un fenomeno essenzialmente religioso condurrebbe ancora oggi sulla cattiva strada di una smisurata polemica universale. Non possiamo chiamare in causa la rete in cui ci troviamo. Più tardi tuttavia di questo ci si potrà fare un’idea.

Però tre tratti di questa struttura religiosa sono già al presente riconoscibili. In primo luogo il capitalismo è una pura religione culturale, forse la più estrema che si sia mai data. Tutto in esso ha significato solo in relazione diretta al culto, esso non conosce alcuna dogmatica particolare, alcuna teologia. Da questo punto di vista l’utilitarismo assume la sua colorazione religiosa. A questa concrezione del culto è connesso un secondo tratto del capitalismo: la durata permanente del culto. Il capitalismo è la celebrazione di un culto sans rêve et sans merci. Qui non c’è nessun “giorno feriale”, nessun giorno che non sia un giorno di festa nel senso terribile del dispiegamento di tutte le pompe sacrali, dell’estremo impegno dell’adorante. Questo culto è, in terzo luogo, generatore di colpa. Il capitalismo è, presumibilmente, il primo caso di un culto che non toglie il peccato, ma genera la colpa. In ciò questo sistema religioso sta nella caduta di un immenso movimento. Un’immensa coscienza della colpa, che non sa togliersi il peccato, fa ricorso al culto non per espiare in esso questa colpa, bensì per renderla universale, martellarla nella coscienza e infine e soprattutto includere Dio stesso in questa colpa per infine interessare lui stesso all’espiazione. Quest’ultima non la si deve qui attendere nel culto stesso, e nemmeno nella riforma di questa religione, che dovrebbe potersi attenere a qualcosa di sicuro in essa, né nel rinnegarla. Inerisce all’essenza di questo movimento religioso, che è il capitalismo, il perdurare fino alla fine, fino alla finale, piena colpevolizzazione di Dio, il raggiunto stato di disperazione del mondo che per ora ancora si spera. In questo risiede lo storicamente inaudito del capitalismo, che la religione non è più riforma dell’essere, ma la sua distruzione.

L’espansione della disperazione a stato religioso del mondo dal quale si debba attendere la salvezza. La trascendenza di Dio è caduta. Ma egli non è morto, egli è incluso nel destino dell’uomo. Questo passaggio del pianeta uomo attraverso la casa della disperazione nell’assoluta solitudine della sua orbita è l’ethos che costituisce Nietzsche. Quest’uomo è il superuomo, il primo che riconoscendo la religione capitalistica inizia ad adempierla. Il quarto tratto di essa è che il suo Dio dev’essere tenuto segreto, ci si può rivolgere a lui solo allo zenit della sua colpevolizzazione. Il culto viene celebrato davanti a una divinità ancora immatura, ogni idea, ogni pensiero rivoltole ferisce il mistero della sua maturazione.

La teoria di Freud appartiene anch’essa al dominio sacerdotale di questo culto. È pensata in modo totalmente capitalistico.  Il rimosso, l’idea peccaminosa è per la più profonda analogia, ancora da chiarire pienamente, il capitale che paga gli interessi all’inferno dell’inconscio. II tipo del pensiero religioso capitalistico si trova espresso magnificamente nella filosofia di Nietzsche. L’idea del superuomo sposta il “salto” apocalittico non nella conversione, nell’espiazione, nella purificazione, nella penitenza bensì nell’incremento apparentemente costante, ma nell’ultimo suo tratto esplosivo, discontinuo. Perciò sono inconciliabili l’incremento e lo sviluppo nel senso del non facit saltum. Il superuomo è l’uomo storico arrivato senza conversione, quello cresciuto oltre il cielo. Questo far esplodere il cielo per mezzo di umano intensificato, che religiosamente è e rimane (anche per Nietzsche) produzione di colpa, lo ha pregiudicato Nietzsche. E analogamente Marx: il capitalismo che non si converte diviene, con gli interessi e gli interessi composti, che sono in quanto tali funzione della colpa/debito (vedi la demoniaca ambiguità di questo concetto), socialismo.

Eppure, la coscienza spaventosamente colpevole prodotta dal capitalismo non cessa di farci sperare e, paradossalmente, ci e si indebita sempre più con la Natura. Come certi virus il Capitalismo è immortale, almeno finché non ha distrutto l’organismo che lo ospita.

Non esiste un’opera di Walter Benjamin intitolata la morte climatica, ma il suo pensiero è diventato un punto di riferimento fondamentale per l’ecosocialismo e la filosofia ambientale contemporanea. I suoi scritti offrono una potente critica del progresso e della distruzione capitalistica della natura. Nelle sue Tesi sul concetto di storia, Benjamin scrive: C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta che spira dal paradiso si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta. 

Benjamin sembra preconizzare la crisi climatica: l’idea che il progresso industriale ed economico illimitato del capitalismo non sia altro che un’accumulazione di rovine ecologiche e sociali. Di fronte a questa locomotiva fuori controllo che è la modernità capitalista per Benjamin non c’è salvezza nel continuare ad avanzare. La vera rivoluzione e l’unica speranza di salvezza non consistono nell’accelerare lo sviluppo tecnologico, ma nell’agire come il freno d’emergenza della storia. In chiave climatica, questo si traduce nell’imperativo di arrestare immediatamente l’estrazione e il consumo di combustibili fossili prima che si superino i punti di non ritorno e si verifichino collassi irreversibili degli ecosistemi. In un altro scritto, Strada a mano unica, Benjamin critica aspramente il concetto moderno—ereditato dall’Illuminismo—che vede la natura esclusivamente come una risorsa da dominare e sfruttare. La sua filosofia propone invece una relazione di rispetto e armonia, anticipando le problematiche della moderna ecologia politica. 

La morte di Benjamin avvenne quando, cercando di sfuggire ai nazisti, fu fermato sui Pirenei dalla polizia di Franco: preferì ingerire della morfina piuttosto che subire la sopraffazione dei violenti. C’è dentro di noi un Benjamin che non si rassegni alla morte? C’è un giovane esploratore Tobia cantato da De Gregori?

Giovane esploratore Tobia,

nato da un padre d’acciaio e da una madre distratta,

alle spalle un'infanzia igienicamente perfetta: morbillo, tristezza e nessun'altra malattia. 

Giovane esploratore Tobia parte per la gita scolastica e non sa che fare,

gira la testa e vede un vagone bruciare, tira l'allarme e salva la ferrovia. Giovane esploratore Tobia!

Adolfo Santoro

Articoli dal Blog “Disincantato” di Adolfo Santoro