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Attualità mercoledì 05 luglio 2017 ore 15:40

Il parco di Villa La Foce più bello d'Italia

Il parco di Villa La Foce è stato decretato 'Il parco privato più bello d'Italia', nel concorso promosso dalla guida “ilparcopiubello.it”



CHIANCIANO TERME — Il parco di Villa La Foce si è aggiucato il premio miglior 'Parco Privato d'Italia', 15esima edizione del premio 'Il parco più bello d'Italia' promosso dalla guida 'ilparcopiùbello.it' che da anni promuove il turismo verde di qualità, alla scoperta del patrimonio paesaggistico e botanico italiano.

Il parco di Villa La Foce ha battuto gli altri 1000 partecipanti al concorso perchè è stato giudicato un bellissimo esempio di giardino d’autore del Novecento, realizzato dall’architetto inglese Cecil Pinsent negli anni Venti-Trenta ispirandosi all’ideale umanistico dei giardini rinascimentali. Racconta la storia di una donna, Iris, scrittrice di madre irlandese e padre americano.

La villa fu acquistata dalla famiglia Origo nel 1927. La marchesa Iris Cutting, scrittrice inglese, dopo aver sposato il marchese Antonio Origo, commissionò il giardino al noto paesaggista Cecil Pinsent con l’intento di conferire alla dimora un ruolo d’abitazione patrizia. Anche se gli Origo, oltre la villa, ne fecero in realtà una sorta di “borgo modello”, anche dal punto di vista sociale e non solo architettonico.

Il giardino, che si compone di tre settori distinti posti a diversi livelli, venne realizzato tra il 1927 e il 1939 in fasi differenziate senza perdere la sua unitarietà compositiva. La parte adiacente alla villa è sistemata su due livelli: quello inferiore, più semplice, è racchiuso tra alte siepi di alloro e decorato da piedistalli porta-limoni; quello superiore è caratterizzato da doppie aiuole di bosso che si compongono in un ottagono al cui centro è ubicata una fontana in travertino.

Sui due lati, che coincidono con l’edificio, è posto un pergolato di glicine sorretto da colonne in pietra, mentre in posizione diametralmente opposta è collocata una grotta vegetale con essenze miste d’alloro e leccio. Da questo primo settore si accede al giardino dei limoni. Questa parte sfrutta la morfologia del terreno e si sviluppa in terrazzamenti trasversali verso la collina ribaltando il classico schema dei terrazzamenti digradanti lungo un asse di simmetria. Aiuole, bordate da siepi di bosso modellato con semisfere negli angoli e ornate da vasi di limoni seguono l’andamento del terreno. Un elemento architettonico è la scala che conduce al vialetto di glicine e prosegue fino ad un viale di cipressi che termina nel bosco. Nel ’38 venne realizzata l’ultima parte del giardino collegata a quello dei limoni tramite uno scenografico scalone in travertino. Sotto lo scalone, ornato da vasi, obelischi e da una balaustra, si apre al centro una grotta all’interno della quale si trovano sette nicchie. Questo giardino formale, racchiuso da una quinta di cipressi, è composto da aiuole bordate da siepi di bosso. Le aiuole convergono verso una vasca alle cui spalle è collocata una panchina, in travertino di Rapolano, ornata da una statua che rappresenta la Natura che porta sulle spalle i doni della terra. Al margine del bosco è situato un piccolo cimitero, all’interno del quale è posta una piccola cappella in travertino.



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