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Attualità sabato 11 febbraio 2017 ore 09:55

'Crisi del grano, a rischio anche il territorio'

La produzione regionale di grano si attesta intorno ai 3,6 milioni di quintali annui stando ai numeri emersi nel convegno sulla cerealicoltura a Siena



SIENA — La cerealicoltura è uno dei pilastri dell'agricoltura regionale e anche dell'industria agro-alimentare. La superficie coltivata, gran parte dei quali nelle province di Siena e Grosseto, seguite da Pisa e Arezzo, rappresenta il 5,5% del totale nazionale, e sono ben 17.000 le aziende interessate di cui circa 600 interamente biologiche.

Tra i cereali prodotti in Toscana al primo posto c'è il frumento duro, oltre 90.000 ettari, seguito da frumento tenero, oltre 20.00 ettari, orzo, mais e avena.

Questi dati sono emersi nel convegno sulla cerealicoltura che si è svolto a Siena e a cui hanno preso parte Alberto Bertinelli e Simone Solfanelli rispettivamente, delegato confederale e direttore di Coldiretti Siena.

“Non possono essere più tollerate speculazioni come quelle che hanno determinato il crollo dei prezzi del grano italiano al di sotto dei costi di produzione. In pericolo non ci sono solo la produzione di grano duro ma anche un territorio a rischio desertificazione che vedrebbe stravolto lo stesso paesaggio toscano e con una perdita di un valore aggiunto per l’intera regione di oltre 200 milioni di euro” -  ha detto Antonio De Concilio, direttore Coldiretti Toscana, entrando subito nel merito.

Dalla spiga di grano al pane, o alla pasta, accanto alle colture, nella costituzione della filiera cerealicola toscana, entrano poi in gioco molti altri soggetti che si collocano sia a monte delle aziende agricole stesse che a valle.

Gianluca Lelli, capo area economica Coldiretti ha affrontato i paradossi del mercato del grano dichiarando come “non sia possibile pagare di più il grano importato spacciandolo per grano di qualità migliore quando questo non è assolutamente vero”.

“La possibilità di dare giusto valore al grano dei nostri territori passa per la costruzione di una filiera toscana che sia in grado di garantire un prezzo in linea con i costi di produzione, anche attraverso una migliore e al tempo stesso una indicazione obbligatoria dell’origine in etichetta. Bisogna smascherare l’inganno del prodotto estero spacciato per italiano n una situazione in cui un pacco di pasta su tre contiene grano straniero senza che i consumatori possano saperlo" - ha detto Tulio Marcelli Presidente di Coldiretti Toscana che si dice molto soddisfatto del percorso avviato dal Ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda per rendere obbligatoria l’indicazione di origine del grano utilizzato per la pasta, ora in attesa dell’ok definitivo da parte di Bruxelles.


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