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Attualità mercoledì 07 ottobre 2015 ore 11:53

Barbetti:“Termalismo, serve un rilancio regionale"

Presidente Associazione Albergatori:“Chiediamo alla Regione strumenti innovativi per la promozione e l’attrazione di investimenti nelle cittá termali”



CHIANCIANO TERME — Grazie alle Terme di Chianciano si è tornati a parlare di termalismo, del suo ruolo nello sviluppo economico della Regione Toscana e delle sue opportunità di integrazione tra sanità e territorio. Venerdì 25 e sabato 26 settembre si è infatti svolto un convegno scientifico a Chianciano Terme, che ha visto l’alternarsi di esponenti del mondo medico e accademico sui temi relativi al rapporto tra terme, salute e prevenzione. Al convegno era presente anche l’assessore regionale al termalismo Federica Fratoni ed il Presidente della commissione sanità Stefano Scaramelli, che hanno parlato del ruolo del termalismo in Toscana.

A margine del convegno, il presidente dell’Associazione Albergatori Chianciano Terme – Federalberghi, Daniele Barbetti, ha rilasciato le sue dichiarazioni: “Il rapporto tra salute e terme non può bastare per il rilancio del termalismo, non solo a Chianciano Terme, ma in tutta la Regione Toscana. La storia dello sviluppo delle città termali in Italia ci insegna che il nesso tra terme e sanità è imprescindibile, ma da solo non può bastare a rilanciare un intero settore. Deve invece essere il valore aggiunto a rappresentarne il cardine identitario. Le prestazioni sanitarie legate al termalismo devono essere riconosciute tra le eccellenze che caratterizzano l’offerta sanitaria della Regione Toscana. Il futuro della medicina si sta sempre più spostando verso le pratiche e le terapie di prevenzione e di diagnostica precoce, perché prevenzione significa anche risparmio per le casse pubbliche. Come recita l’antico adagio, insomma, prevenire è meglio che curare. Ci sono innumerevoli studi scientifici che accreditano le qualità delle acque termali come strumento per la prevenzione di numerose patologie. Investire nel miglioramento delle prestazioni sanitarie legate al termalismo in un’ottica di medicina della prevenzione risulterebbe un’operazione nel medio/lungo termine di spending review, piuttosto che di spesa. Confidiamo che l’assessore alla sanità, l’assessore al termalismo e la commissione sanità del Consiglio Regionale sapranno inserire questa nuova versione delle terme come luogo di prevenzione e di riabilitazione nella nuova riorganizzazione del sistema sanitario regionale, e più in generale nelle politiche sanitarie regionali.”

Secondo l’assessore Fratoni, l’offerta ricettiva nelle città termali risulta essere sovradimensionata, ed è necessario diversificare l’offerta turistica per rilanciare il settore. Ma il problema non può essere circoscritto all’ambito locale.

“Siamo in una fase di trasformazione radicale dell’economia e del mercato a livello globale. – continua il presidente Barbetti – Sarebbe miope se non si riconoscesse che anche le strutture ricettive delle città termali devono evolversi, se vogliono competere con un mercato sempre più globale. Il tema delle strutture ricettive in esubero è un problema che caratterizza non solo le città termali, ma anche molte zone della costa e non solo. Serve una regia per un piano di perequazione urbanistica su scala regionale per le volumetrie ricettive in esubero: immaginare che si possa gestire un problema di decine di migliaia di metri cubi di esubero suolo su scala comunale è irrealistico. Siamo disponibili ad aprire una discussione con l’Assessore, che è anche assessore al territorio, per approfondire e trovare soluzioni vere a questo problema, che spesso è stato all’ordine del giorno della politica locale dei vari comuni, ma che avrebbe bisogno di un quadro più allargato per trovare soluzioni efficaci. Questo nuovo approccio al termalismo dovrebbe portare anche una riflessione a livello nazionale per una revisione della legge 323/2000 sul riordino del sistema termale, che è rimasta negli anni quasi completamente inattuata. Anche lo Stato deve fare la sua parte per il rilancio delle città termali, e in questo senso potrebbe essere interessante andare a introdurre il concetto di zone franche termali proprio all’interno di una revisione della legge 323.”

In un’ottica sempre più regionale e sempre meno circoscritta al territorio locale, le richieste dell’Associazione Albergatori Chianciano Terme – Federalberghi nei confronti dell’amministrazione della Regione Toscana sono chiare:

“Chiediamo un piano regionale per la riqualificazione dell’offerta ricettiva nelle località termali, e il sostegno ai piani industriali che le aziende termali presenteranno nei prossimi anni. – spiega Daniele Barbetti - Il termalismo è una risorsa strategica per territori come Chianciano e Montecatini. Apprendiamo con piacere la riconferma della volontà della Regione Toscana di voler valorizzare il proprio ruolo di proprietario immobiliare delle grandi aziende termali. Valorizzare significa investire, in una visione d’impresa; in gergo finanziario, significa vendere al miglior prezzo possibile. Siamo convinti che la politica economica della Regione Toscana nei confronti del settore termale sia ispirata a solidi principi d’impresa, e non a semplici valutazioni finanziarie. Auspichiamo inoltre uno studio dell’osservatorio regionale del turismo sul valore di indotto generato dalle aziende termali di Chianciano e Montecatini, poiché è inaccettabile vedere stilare classifiche che confondono aziende e città termali con alberghi termali, che hanno modelli di business e rilevanza strategica completamente diversa.”

Il concetto di Terme di Toscana, lanciato durante il convegno di fine settembre, ha suscitato le prime reazioni positive, ma c’è bisogno di fare un passo ulteriore:

“Mi sento in linea con l’assessore Fratoni per quanto riguarda il concetto di Terme di Toscana. – ha dichiarato il presidente Barbetti – C’è bisogno di fare sistema nel turismo in generale, e in quello termale, in particolare, è imprescindibile. Serve però qualcosa di più, perché il settore è da troppi anni senza un’idea precisa di come promuoversi. Regione Toscana e ANCOT dovrebbero muoversi per richiedere con forza al Ministero dei Beni Culturali con delega al Turismo un piano promozionale nazionale indirizzato verso il mercato interno per promuovere l’idea della vacanza termale. Un’idea di vacanza diversa da quella che caratterizza il mare e la montagna, che vada a recuperare quell’immaginario che tra la fine dell’800 e fino agli anni ’70 identificava in questa tipologia di vacanza non solo la dimensione sanitaria, ma anche quella culturale, di benessere e glamour, che purtroppo gli eccessi del termalismo sociale degli anni ’80 e ’90 hanno sottratto alle grandi destinazioni termali. Le vacanze nelle città termali devono tornare a essere identificate come un’esperienza di qualità a 360°”



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