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domenica 17 novembre 2019

Cronaca martedì 29 ottobre 2019 ore 10:51

Contabilità in nero per nascondere i ricavi

Controlli delle fiamme gialle nel comparto agricolo: scoperta un'evasione a tre zeri e oltre 60 braccianti non in regola



SIENA — 300mila euro di ricavi nascosti in un anno e oltre 60 braccianti non in regola. 

E' quanto scoperto nel corso di contolli di polizia tributaria nel comparto agricolo, che ha visto finire sotto la lente d'ingrandimento della guardia di finanza una società, in attività tra la Valdorcia e la Valdichiana.

Con l’ausilio delle evidenze scaturite dalle banche dati in uso al Corpo, le fiamme gialle  hanno potuto appurare e ricostruire un sistema evasivo che ha visto il coinvolgimento di due soggetti economici riconducibili alla stessa compagine sociale.

Gli investigatori si sono trovati di fronte ad una notevole la mole di dati da analizzare ed incrociare che, in prima battuta, hanno consentito di ricostruire oltre 300 mila euro di ricavi non dichiarati. Immediata la segnalazione da parte dei finanzieri alla competente Agenzia delle Entrate per le conseguenti procedure sanzionatorie e di recupero delle imposte evase.

Il sistema evasivo, riferisce la guardia di finanza, si articolava in parte mediante l’emissione e la non registrazione di fatture, in parte mediante riscossioni totalmente in nero di prestazioni lavorative realizzate dalla società. In sostanza, nel corso della verifica alla “società madre” i finanzieri hanno trovato una contabilità in nero parallela a quella ordinaria che coinvolgeva anche la “società figlia”, prontamente attenzionata dalle Fiamme Gialle. In particolare, all’interno dei sistemi informatici aziendali sono stati individuati diversi files excel dei lavori eseguiti, molti dei quali risultati non fatturati. Parte dello stratagemma adottato consisteva nel riutilizzare più volte la stessa numerazione su più fatture emesse con l’inserimento nella contabilità ufficiale di quella con l’importo meno elevato. L’azione investigativa svolta, attuata secondo un approccio trasversale e multidisciplinare ai fenomeni illeciti, ha consentito anche di disvelare come i dipendenti, oltre 60 braccianti agricoli tutti formalmente assunti in modo regolare, fossero in realtà retribuiti in larga parte con emolumenti fuori busta ovvero “in nero”, consentendo così alle società ulteriore indebito risparmio d’imposta. In merito sono in corso approfondimenti delle posizioni fiscali irregolari volti ad individuarne la provenienza ed il reimpiego.



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