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Politica giovedì 04 giugno 2015 ore 11:10

Bianchi si dimette dalla presidenza regionale Pd

Francesca Bianchi Pd ha dato le dimissioni dall’incarico con una lettera inviata al presidente dell’assemblea nazionale Pd Matteo Orfini



SIENA — Francesca Bianchi, 37 anni, senese, si è dimessa dalla presidenza dell’Assemblea regionale toscana del Pd e dal partito. Le dimissioni, rese note subito dopo averle comunicate agli organismi dem, tra i quali l’Assemblea nazionale della quale faceva parte, sono state pubblicate sul suo profilo facebook dopo la chiusura delle urne.

Nella lettera inviata anche al segretario nazionale del PD, Matteo Renzi, al segretario regionale del Pd della Toscana, Dario Parrini, alla presidente dell’assemblea provinciale del Pd di Siena, Silvana Micheli, al segretario provinciale del PD di Siena, Niccolò Guicciardini e all’unione comunale PD di Sovicille spiega il perché di questa decisione.

Da una parte la delusione per un progetto di cui volevo essere partecipe e che a mio avviso fallisce, quello del grande partito del centrosinistra (senza trattino), quello del PD dello Statuto e del codice etico, quello che doveva essere pietra miliare per il raggiungimento di quella democrazia sostanziale, matura e compiuta del nostro Paese, per cui i miei nonni antifascisti hanno lottato una vita intera, e dall’altra la voglia e la speranza che a 37 anni e con due figli non posso permettermi di non avere, che un giorno il vero PD riesca a prendere forma, magari altrove, magari non qui, in un luogo di reale confronto, di reale elaborazione, di reale servizio per la comunità di cui facciamo parte.

Ho iniziato “da grande” a fare politica in un partito, mi sono buttata, senza paura, senza provenienze, schieramenti o apparentamenti, se non quelli con le persone per bene che mi hanno chiesto di provarci, a partire dai compagni di Barontoli, il mio piccolissimo circolo nella campagna senese, passando per il coordinatore provinciale della fu mozione congressuale Civati e i tanti che hanno scommesso su di me e mi hanno aiutata e sostenuta, sempre. Ho avuto soddisfazioni che non avrei mai pensato e riconoscimenti che hanno reso orgogliosa me e non solo me, ma un intero gruppo di persone.

Non ho mai visto i miei traguardi come personali, ma come obiettivi collettivi che si concretizzavano insieme a tanta gente, con spirito di servizio e anche sacrificio. Ho incontrato nel PD, specie nei livelli di base, persone che porterò sempre nel cuore che mi hanno dato certamente molto più di quanto hanno ricevuto. Ho incontrato però anche la meschinità, la rivalità sprezzante, la denigrazione portata all’estremo, pur di arrivare e di vincere a ogni costo, anche a quello di calpestare, insieme all’avversario (ammesso e non concesso che un compagno debba essere considerato tale) il PD stesso e i suoi valori.

In questo PD dove le regole si fanno ma poi si disattendono o non si fanno rispettare (esempio piuttosto recente, il divieto da regolamento toscano di usare la pubblicità mobile per le elezioni e il capolista senese Scaramelli che si fa il giro della provincia in camper completo di sagoma, senza che nessuno abbia detto niente, nonostante la mia esplicita richiesta fatta nell’esecutivo provinciale), dove le leggi ci sono ma sono aggirabili o comunque non così vincolanti (l’atteggiamento nei confronti dell’ineleggibilità di De Luca spiega perfettamente cosa intendo dire, più di mille parole), in questo PD dove si va avanti per appartenenza e fedeltà e non per meriti, dove si fa una politica che troppe volte è eccessivamente distante dalla mia formazione valoriale e identitaria, non riesco più a trovare spazi costruttivi dove incidere, dove elaborare, dove essere utile per il mio Paese, per la mia regione, per la mia città. Nel partito restano ancora persone che stimo e a cui sono legata da profondo rispetto politico e personale, che spero riescano, visto che ci credono fermamente, ad incidere davvero “da dentro” .

Ci credevo anche io, fino all’avvento e alla manifestazione del “Renzianesimo” in tutta la sua potenza. Temo ormai che non sia più così, considerata la violenza verbale e il disprezzo sostanziale che viene riservato a chi espone una visione diversa e chiede discussione reale nel merito delle questioni, e considerate le modalità con cui troppi membri della minoranza stessa finiscono per interpretare il proprio ruolo, chinando la testa pur di restare a galla e mostrando frequenti atteggiamenti cerchiobottisti e opportunisti di cui siamo stati costantemente spettatori inermi. Ecco. Io non faccio politica per essere spettatrice, tanto meno per essere inerme. Io faccio politica per provare a cambiare in quello che credo sia “il meglio” anche solo una briciola di mondo.

Nella corrente che si è fatta partito e che ha portato con sé, pur di arrivare, un mix perfetto di orde di barbari dai metodi fascistoidi e vecchi interessi del passato, dove di nuovo c’è solo la faccia di qualche pupillo e un metodo da cerchio magico che rinnega la natura di grande partito di massa e dei cittadini del PD stesso, dove chi la pensa in maniera diversa non è ricchezza ma impiccio, dove la sintesi non esiste, ma esiste solo la violenza mediatica del leader e dei suoi adepti e il compromesso con gli interessi che continuano a governare questo Paese, il partito che riscrive la Carta Costituzionale, passando per una legge elettorale fatta su misura per un “re leader” che forse pensa di non dover abdicare mai, che disegna una strategia sblocca Italia con risposte e prospettive già vecchie e prive di una reale visione di rinnovamento economico strutturale che punti a una rivoluzione davvero sostenibile dei sistemi produttivi e dei consumi, che riscrive il mercato del lavoro esasperando una dicotomia insostenibile tra generazioni, non per la dignità dei lavoratori ma per l’interesse dei potentati, che fa una “riforma” della scuola che altro non è che un corollario in chiave formativa del Jobs act, visto che non si preoccupa di incidere minimamente sulla qualità, sui contenuti e sull’organizzazione della didattica e dell’offerta formativa, un partito che ha un premier/segretario-segretario/premier che va avanti a colpi di maggioranza, insomma, un partito così non lascia spazio alla mia voglia, alla mia necessità e alla mia presunzione di incidere per il bene comune.

E siccome politica per me la si fa proprio per il bene comune e non per interesse personale, il mio impegno e il mio tentativo per contribuire come posso a che si realizzi un domani degno di chiamarsi futuro, guidato da persone meritevoli e veramente libere, non riesce a trovare spazio e espressione dentro il PD e non vedo, di conseguenza, alternativa alcuna se non dimettermi da ogni carica che ricopro in questo momento e uscire dal partito. Con profondo rispetto per i ruoli che ricoprite e con il grande rammarico che alcuni di voi non abbiano mai sentito il bisogno di confrontarsi con me, nonostante ne ricoprissi alcuni anche io e, sulla carta, di un certo spessore, vi saluto cordialmente”.


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