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Attualità giovedì 30 aprile 2020 ore 13:58

Vini e turismo, il Covid peggio di un flagello

val d'orcia

Oltre al Chianti, anche il Consorzio del Vino Orcia chiede sostegno immediato per imprese e occupazione. Rischio azzeramento degli arrivi dall'estero



CASTIGLIONE D'ORCIA — Le ripercussioni del lockdown per il Covid in Toscana hanno picchiato duro anche sul settore vitivinicolo che oltre a essere una bandiera della toscanità nel mondo, è anche un'importante fonte di reddito per il suo stretto legame con il turismo. Per questo all'allarme lanciato nelle scorse ore dal Consorzio dei vini del Chianti, anche dalla Val d'Orcia si è levata la richiesta di aiuto per imprese e occupazione. 

L'area, in gran parte iscritta nel patrimonio dell'umanità Unesco, sta risentendo pesantemente dell'emergenza. Qui, si legge in una nota del Consorzio del Vino Orcia, ogni anno si registrano quasi un milione e mezzo di presenze turistiche e circa un milione di escursionisti giornalieri. Non a caso il 65 per cento delle delle cantine dell’Orcia ha attività di agriturismo o ristorazione. Secondo i dati Irpet, nel 2018, in Val d'Orcia si sono registrate 253.311 presenze italiane e 345.559 straniere con tassi del 58 per cento sul totale dei flussi. La maggior parte delle persone arriva dall’Europa occidentale (29,9 per cento) e dal Nord America (14,9 per cento). 

Queste, quindi, le richieste del Consorzio. "Per il vino italiano sono allo studio interventi di sostegno pubblico relativi allo stoccaggio in botte o in bottiglia che potrebbero adattarsi alla Doc Orcia caratterizzata da rossi destinati al medio e lungo invecchiamento. Altre misure auspicabili riguardano premi per la distillazione e la vendemmia verde che, tuttavia, sono praticabili sono tenendo conto del valore dei vini che, nella Doc Orcia, non è certo quello del primo prezzo. E’ da presumere che le cantine stringeranno i denti ma cercheranno di coltivare i vigneti e mettere da parte il vino in vista di una ripartenza nel 2021".

Per il turismo "è opportuno incentivare le imprese a occupare almeno parte della mano d’opera turistica nelle attività al pubblico o in altre occupazioni riducendo il numero dei disoccupati o dei cassaintegrati e salvaguardando il tessuto di competenze e di professionalità che ha portato al successo il turismo in Valdorcia".

Da qui la richiesta al Governo affinché vengano prese decisioni "tempestive" per costruire entro la fine di maggio l'offerta turistica per l’estate-autunno 2020. "Poi - si legge ancora - sarà troppo tardi per intercettare la clientela estera con maggiore capacità di spesa e i flussi saranno solo quelli last minute degli italiani che non basteranno per risanare i bilanci soprattutto in presenza delle norme sul distanziamento e i rischi innescati dal considerare il Covid come infortunio sul lavoro".



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