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Attualità martedì 01 dicembre 2020 ore 09:00

Confartigianato in prima linea per i ceramisti

L'aretina Arianna Giannoni, della bottega Giotto, confermata nel consiglio direttivo nazionale di categoria



AREZZO — Non solo è stata eletta ai vertici regionali di Confartigianato ceramica, ma Arianna Giannoni è stata confermata anche nel Consiglio direttivo nazionale di categoria.

Erede della prestigiosa tradizione familiare della bottega Giotto, giunta ormai alla terza generazione, Arianna porta avanti affiancata dal padre Araldo il laboratorio di Monte San Savino che è diventato in oltre 100 anni di storia un vero punto di riferimento per gli appassionati di arte e artigianato.

"Le botteghe d'arte presenti sul nostro territorio - dichiara Arianna Giannoni - sono per la grande maggioranza piccoli laboratori artigiani che vendono direttamente al pubblico soprattutto in un ambito locale e regionale.

Sicuramente il nuovo stile di vita legato al distanziamento sociale, la contrazione dei consumi delle famiglie e soprattutto il blocco dei flussi turistici dall'estero durante la bella stagione ha determinato una forte contrazione dei nostri fatturati. L'ingresso della Toscana in zona rossa a metà novembre ha poi rappresentato un ulteriore problema visto che secondo le interpretazioni più zelanti della recente normativa del governo la vendita al pubblico dei laboratori artigiani è stata - con un'evidente forzatura - equiparata alle vendite dei commercianti al dettaglio. Pertanto molti artigiani, per evitare il rischio di sanzioni ai loro clienti - hanno scelto di rimanere chiusi al pubblico senza poter contare, d'altro canto, sui ristori previsti per le attività economiche del commercio al dettaglio". "Al danno si unisce la beffa", conclude.

"Confartigianato si sta mobilitando in questi giorni contro la proposta presentata dall'Austria all'Unione Europea di sospensione tariffaria per alcune categorie di prodotti in ceramica - spiega ancora.

L'azzeramento del dazio doganale sulle importazioni di ceramica agevolerebbe l'ingresso sul mercato europeo di prodotti provenienti dalla Cina e da quei Paesi extra-europei che possono trarre vantaggio dai bassi costi di produzione.

Tale politica tariffaria avrebbe l'effetto di mettere in crisi le aziende manifatturiere europee - di cui la grande maggioranza si trova nel nostro Paese; potrebbe rappresentare inoltre una seria minaccia per i consumatori europei in considerazione del mancato rispetto da parte dei nostri concorrenti della rigida normativa comunitaria in materia di tutela della salute".

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