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lunedì 20 novembre 2017

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

Afa

di Marco Celati - martedì 15 agosto 2017 ore 19:06

«Signore che elimini il male dal mondo e asciughi ogni lacrima dagli occhi, cosicché la morte non ci sia più, né più cordoglio, né grido, né dolore. Dio dei cieli abbevera la terra, concedile pioggia per dissetarsi e refrigerio di venti. Raffresca questa notte afosa, sotto stelle danzanti, le cadenti Perseidi, e consentici il sonno. Culla i sogni misteriosi, coltiva i desideri inespressi, raccogli i pensieri vagabondi nell'attesa del risveglio. Asciuga di un soffio fresco e leggero il sudario del letto. Noi ti preghiamo e a te raccomandiamo quest'anima, esausta e sopraffatta: liberala dalla spossatezza del corpo, salvala dalla vampa soffocante della vita e dalle respiro. I viventi sono consapevoli che moriranno, ma quanto ai morti, non sono consci di nulla, alla morte periscono i nostri stessi pensieri. Il sonno tuttavia è una piccola morte, consentita ai viventi: donalo a noi, o Signore dei giorni e delle notti, dei sonni e dei risvegli».

Ho bell'e capito! Anche stanotte 'un si dorme una sega. E nostro Signore, pover'omo, 'un si pole vota' i corbelli con tutti i disgraziati, insonni che non hanno il condizionatore in camera. C'è peggio disgrazie nel mondo! Di già anche questo ventilatore sparato a palla sul letto mi disturba il sistema nervoso enterico: così o mi si ferma la digestione o mi viene la sciolta, per non parlare della cervicale. E ho anche dei fondati sospetti su questa voce in falsetto, un po' a culaiolo, senz'offesa, che mi ritrovo in vecchiaia. In ogni caso le pale della ventola girano e muovono solo aria calda. I condizionatori invece, ancora più energivori, alimentano un sistema classista: garantiscono aria fresca all'interno delle case private che ne sono dotate e, in compenso, buttano aria calda all'esterno, al pubblico boccheggiante. Così si incrementa la forbice tra privilegiati, sempre più refrigerati e poveracci, sempre più accaldati. Per questo sarebbe giusto 'un ci fossero, ma sarebbe meglio avecceli, i maledetti condizionatori.

Comunque mi rigiro nel letto, con manovre e posture sempre più complicate e insofferenti. E più mi agito e più sudo e allora col cavolo che mi addormento. E così mi si sballa il ritmo circadiano che non so bene cosa sia, so solo che deriva da “circa diem” e, in ogni caso, fa tendenza citarlo quando si parla di sonno e di veglia, perché riguarda in qualche modo queste cose, nonché il regolato stile di vita che regolarmente disattendiamo. La finestra è aperta con la zanzariera abbassata, ma da fuori arriva la vampa di agosto della lunga estate calda. Non c'è versi. Penso di dotarmi di un'amaca da aprire sul terrazzo e questo pensiero, giunto inaspettato sotto forma di speranza, mi rasserena e finalmente prendo sonno o così presumo. I "pensieri fuggitivi", lo dice anche Scalfari su Repubblica, sono quelli migliori. Anche quando uno è solo, cioè in cattiva compagnia. Il correttore, automatico e malizioso, corregge "amaca" con "amica": così era venuto "penso di dotarmi di un'amica". Viene a mente la battuta dell'agente sovietico nel film "Il ponte delle spie": «Servirebbe?». Con questi caldi! Magari in quei tempi di guerra fredda...

Non scherziamo. A tarda sera sono passati anche i Testimoni di Geova. "Di Genova!?" -gli disse la nonna del Fiumalbi- "O che ci girate da queste parti?". Ho polemizzato sul loro non essere cristiani, io che sarei anche non credente, grazie a Dio, nonché sull'assurdità del loro rifiuto omicida delle trasfusioni che deriverebbe da qualche retrograda interpretazione del Vecchio Testamento. Poi si dice degli integralisti e dei fanatici! Ho confutato il fatto che sia stato Marx per primo a sostenere che la religione è l'oppio dei popoli perché mi pareva fosse stato Feuerbach. E tutto al citofono. Finché non ho sentito, dalle inconfondibili urla dialettali, che hanno litigato con la signora del piano terra, napoletana non so se verace, comunque salace. Mi hanno lasciato nella cassetta delle lettere una rivista con citazioni bibliche da cui ho tratto qualche ispirazione. S'intitola "Svegliatevi!", ma qui il problema sarebbe addormentassi... Torneranno, hanno detto: è una promessa, ma sembra più una minaccia.

Finalmente addormentato, mi pare di aver sognato la campagna toscana: distese di papaveri che infiammano campi di grano. Avevo visto in tivvù gli incendi di quei delinquenti che devastano il Paese, ma la trasposizione onirica, edulcorata, di quelle immagini ha retto poco e sono diventate fiamme vere. Tutto era fuoco e crepitio e fumo e calore. Insopportabile, irrespirabile. Bruciavano i campi, i papaveri, il grano. Bruciava anche il cuore incatenato, così come s'incatenano i sogni. Bruciava anche il sogno. Così come tutto inizia, ha fine. Come capita che ci si ami e ci si lasci per poi innamorarsi ancora. Nella vita in fondo non c'è che vivere. Penso. Ma i migliori pensieri mi vengono al mattino, freschi e pungenti come l'aria. Oppure tardi la sera o la notte, prima di dormire, malinconici, gonfi di tristezze e nostalgie. Ho avuto del mondo un ascolto distratto. O è stato soltanto un sogno nel fuoco di un’estate.

Pontedera, 7 Agosto 201

Dipinto dell’autore, ricordando i soli di Bruno Saetti. 

Marco Celati

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