Il clima impazzito con altalena di caldo-caldo e freddo-freddo e attacchi in serie di insetti e parassiti fa traballare la tenuta del tempo delle mele. Sì perché in Toscana la vendemmia è partita, ma i produttori si attendono una raccolta al di sotto dei 150mila quintali, con un calo di circa il 20% rispetto all'anno scorso dai meleti della golden rouge Valdichiana alla mela rotella in Lunigiana.
Motivo? "Le micidiali gelate tra Marzo ed Aprile e le eccezionali temperature estive e gli attacchi in serie di insetti e funghi hanno inevitabilmente inciso sul normale ciclo vegetativo delle piante riducendo produzione e pezzature del frutto dell’Eden", è l'allarme lanciato dai produttori di settore di Coldiretti Toscana.
“L’andamento climatico non è stato favorevole per le mele e la frutticoltura in generale nella nostra regione. E’ stata un’annata impegnativa in campo, con tanti imprevisti, così come fuori dal campo", spiega la presidente dell'associazione Letizia Cesani.
Le complicazioni incontrate durante l’arco della stagione hanno messo a dura prova i melicoltori, con difficoltà che si sono tradotte in un aumento dei costi di gestione dei meleti (+40%) dovuti principalmente al rincaro del gasolio, all’impiego dell’acqua per l’attivazione degli impianti anti-brina, all’irrigazione di soccorso e ai trattamenti per proteggere le piante ed i frutti. L’assenza di precipitazioni e le numerose notti tropicali hanno rallentato la crescita del frutto determinando pezzature più piccole. Le difficoltà hanno portato a un progressivo declino delle superfici e delle piante negli anni.
Dalla 'rotella' alla 'muso di Bue', le magnifiche 13 e non solo
La Valdichiana si conferma la Fruit Valley della Toscana: più di un meleto su due – circa 400 ettari - si trova in quest’area della regione dove la diga di Montedoglio assicura l’acqua necessaria a sostenere il regolare processo vegetativo delle piante.
Sono 13 le varietà di mele inserite nella lista dei Prodotti Agricoli Tradizionali salvate dai contadini custodi. Tra i più noti ci sono la mela rotella della Lunigiana, la senese mela roggiola, la mela muso di Bue che si coltiva nei pascoli di Zeri alla mela nesta conosciuta fin dai tempi dei romani e la mela binotto apuana.
Tra i cosiddetti 'polposi', la mela è il frutto più diffuso in Toscana con 700 ettari seguito da susine (402 ettari), pesche (379 ettari), pere (369 ettari) e albicocche (180 ettari). A fianco delle varietà più richieste dal mercato - golden, fuji, gala, stayman – gli agricoltori toscani stanno rilanciando con successo alcune delle cultivar antiche soppiantate negli anni dalla varietà spinte dalla grande distribuzione che privilegiano le grandi quantità e la standardizzazione dell’offerta.
Costi esplosi, clima imprevedibile
"L’esplosione dei costi di fertilizzanti e del gasolio, aggravata dalle tensioni nel canale di Hormuz, appesantisce un quadro già complicato in un contesto climatico sempre più imprevedibile impattando su produttività e sostenibilità economica. Senza raccolto - sottolinea Cesani - non c’è reddito per gli agricoltori, ma non c’è nemmeno cibo per i cittadini".
E infatti: "Il tema - conclude - è anche di sicurezza alimentare. Ecco perché servono investimenti, sulla resilienza dei territori, sulle nuove tecnologie genomiche per mettere a disposizione degli agricoltori colture clima-resistenti e per l’attuazione del piano invasi. Ma occorre anche rafforzare gli strumenti assicurativi e le risorse per riconoscere i danni alle aziende agricole”.