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domenica 04 dicembre 2016

Attualità giovedì 21 gennaio 2016 ore 09:56

"Voterò sì al referendum costituzionale”

Mattia Nocchi - segretario Pd Sarteano

Mattia Nocchi, segretario Pd di Sarteano interviene sul perchè voterà con convinzione sì al prossimo referendum sulla riforma costituzionale

SARTEANO — “Si dice che con le riforme non si mangia, può darsi sia vero. Ma uno Stato che funzioni meglio, che costi meno, che tolga gli alibi alla politica e che rappresenti meglio i territori credo faccia bene a tutti”. Per questo motivo Nocchi voterà con convinzione il sì al prossimo referendum sulla riforma costituzionale promosso dal governo Renzi e dal Pd perché condivide i contenuti e le finalità.

La Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza – continua Nocchi - non verrà toccata nella prima parte, ovvero quella dei principi fondamentali che regolano la nostra convivenza e che sono stati conquistati con il sacrificio dei nostri partigiani. Questa per me è una garanzia ed una premessa doverosa. Verrà invece aggiornata la seconda parte, quella che regola il sistema delle competenze tra Stato e Regione, e soprattutto sopprime il Senato come lo conosciamo oggi, mettendo fine al farraginoso bicameralismo (im)perfetto che ha prodotto più infinite carriere parlamentari, che buona politica”

Poi Nocchi si sofferma sullo snellimento dello Stato: “Una sola camera, la Camera dei Deputati, voterà le leggi ordinarie e darà (o potrà togliere) la fiducia ai Governi in carica. Basta doppie letture, basta tempi eterni per approvare le leggi. Un Parlamento “dimagrito”, più semplice e più veloce credo sia il desiderio di tutti, dei cittadini e della politica che sta sui territori. Questa idea non nasce oggi, ma ha sempre fatto parte della storia della sinistra democratica italiana, era addirittura nel programma de l’Ulivo del 1996 (qualche era geologica fa)”.

“Via 315 senatori (e i loro lauti stipendi), dentro i territori – spiega poi il segretario - Non solo si tagliano i costi della politica, ma si mette fine a quella che ormai è diventata una sovrapposizione tutta italiana: siamo rimasti tra ai pochi paesi occidentali ad avere due camere elettive che fanno praticamente le stesse cose. Votando sì al referendum si mette fine al Senato come lo conosciamo oggi: tagliate 315 poltrone, i senatori saranno 100 (senza ulteriori indennità): 74 saranno consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 membri nominati dal presidente della Repubblica. Il Senato non voterà tutte le leggi come adesso (basterà la Camera) ma verrà chiamato in causa solo per particolari provvedimenti, elezioni del capo dello stato, in materia costituzionale, o leggi che riguardano gli enti locali ed Europa”

Milito nel Partito Democratico e voto sì perché non voglio più trovarmi al governo con Alfano, Cicchitto & company. Non voglio più vivere nell’ansia che ogni due provvedimenti “di sinistra”, il Governo debba dare un contentino “di destra” per tenere buoni questi strani alleati temporanei. Mi piacerebbe vivere in un paese in cui si vota e la sera stessa (o al massimo dopo 15 giorni se c’è il ballottaggio) si conosce chi ha vinto e chi ha perso. Chi vince ha l’onere di governare, chi perde di fare opposizione. Dopo cinque anni i cittadini giudicano, votano e dicono la loro. Basta questa melassa indistinta, con governi di coalizione forzose che finiscono solo per alimentare l’antipolitica”

Nocchi continua: “Il dibattito nei prossimi mesi produrrà due figure ormai mitiche: i “benaltristi” ed i “catastrofisti” (altra cosa sono i contrari, che per carità, sono fisiologici e rispettabilissimi). I primi ci verranno a dire che c’è benaltro a cui pensare e non le riforme. Il che è vero, per carità, ma è vero sempre, per ogni tema… se adesso c’è questo: ragioniamo di questo. I secondi dipingeranno un futuro apocalittico se passasse la riforma in modo da spaventare i cittadini: dittature novecentesche e invasioni aliene. Come se eleggere un parlamento dimagrito, con una maggioranza chiara che poi si assume l’onere di governare (come in un Comune, in una Regione), fosse un disastro e non il normale funzionamento di una democrazia moderna”.

Poi Nocchi chiede: “Si poteva fare meglio? Sempre sì può far meglio, ma rimandare sempre, equivale a non decidere mai. Ed il tempo, in politica come nella vita, non è un fattore trascurabile. Come ogni riforma, ci sono singole obiezioni e critiche su determinati aspetti dignitosissime, alcuni passaggi potevano essere discussi e approfonditi di più (anche dentro al Pd)… ma la domanda di fondo che poi, concretamente, avremo davanti è la seguente: facciamo rimanere tutto così per altri venti o trent’anni oppure si cambia (in meglio)? Per me non ci sono dubbi su da che parte stare”.

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