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giovedì 26 maggio 2016

Interviste giovedì 21 gennaio 2016 ore 17:13

Santo Anello, spuntano legami con Montepulciano

Santo Anello della Vergine

Il Sacro Anello apparteneva a Santa Mustiola, patrona di Chiusi ma fra Vinterio, frate francescano, nel 1473 lo sottrasse per portarlo a Perugia

CHIUSI — Nei giorni scorsi il vicesindaco di Chiusi Juri Bettollini, in nome di tutta la comunità, ha espresso la volontà alle autorità ecclesiastiche e civili umbre la possibilità di riportare il Sacro Anello della Vergine a Chiusi per essere venerato da tutti i fedeli: “Penso che i fedeli di Chiusi abbiano il diritto di venerare almeno due settimane all’anno una reliquia che per secoli è stata conservata nella nostra città” – diceva Bettollini.

In merito alla vicenda ho chiesto a Lucia Tremiti, presidente del Laicato Domenicano di Montepulciano, di spiegarmi qual è la storia di questo oggetto sacro, dei legami con Santa Mustiola, Chiusi, Perugia e Montepulciano, perché stando a quanto mi ha raccontato, l’Anello avrebbe anche dei legami con la città poliziana, e se in passato erano già state avanzate da Chiusi richieste di riportare l’Anello nel suo paese natale.

“Sicuramente ci sono persone di Chiusi più preparate di me a parlare del Santo Anello. Mi sono interessata a questa reliquia perché legato indirettamente a Montepulciano e alla figura di S. Agnese Segni. Conobbi la professoressa Maria Luciana Buseghin, studiosa del sacro oggetto e fui invitata da lei a Perugia per assistere alla calata” – mi spiega Lucia

Lucia mi può raccontare la storia dell'Anello della Vergine?

“La storia narra che il 29 luglio del 1473 arrivò sulla scena perugina un antico anello di calcedonio prelevato in circostanze non del tutto chiare dalla cittadina di Chiusi. Si parlò da subito di un furto su commissione da parte della città di Perugia mancante di una preziosa reliquia che poteva attirare un gran numero di pellegrini. Colui che mise in atto il furto fu un frate francescano, fra Vinterio, di origini tedesche, che dal 1470 risiedeva nel convento francescano di Chiusi. Il frate non era nuovo a questo tipo di azioni perché pare si fosse impossessato impropriamente, in precedenza, di alcuni calici nella chiesa dei francescani di Città della Pieve. Chiusi cercò di riavere l’anello intavolando delle trattative che videro Orvieto punto di snodo, dato che lì vi risiedeva il cardinale legato di San Sisto, ma tutto fu inutile. L’anello venne custodito a Perugia nella cappella del Palazzo dei Priori in attesa che si completassero i lavori di ampliamento della cattedrale. Il 31 luglio 1488, come riferisce la nota antropologa Buseghin, fu portato nella cattedrale della principale città umbra questo antichissimo anello, di materia traslucida verde acqua, considerato, nella tradizione medioval-rinascimentale del culto delle reliquie, quello con cui la Vergine Maria e Giuseppe contrassero matrimonio. Esposto ogni anno in più ricorrenze alla devozione dei fedeli, divenne strumento catalizzatore della fede e delle preghiere di generazioni di pellegrini che vi si rivolgevano principalmente per la guarigione degli occhi. Per accedere all’anello, racchiuso in un reliquario cinquecentesco e custodito in un forziere del 1473, occorrono 14 chiavi che, detenute dalle principali autorità religiose e civili di Perugia, ogni anno convergono in cattedrale nel giorno dell’ostensione”.

Quindi l’Anello appartiene a Chiusi?

“I primi custodi del sacro gioiello furono, come abbiamo già riferito, gli abitanti di Chiusi. Secondo quanto affermano le tradizioni popolari l’anello fu donato a santa Mustiola dal promesso sposo Lucio. Oggi gli studiosi, e con essi anche la professoressa Buseghin, sono più concordi nel ritenere che il Santo Anello arrivò a Chiusi nel XI sec. grazie all’orefice Ainerio recatosi a Roma per comprare dei gioielli. Quest’ultima versione, la più primitiva, specifica che il fornitore romano di origini ebree regalò l’Anello all’orefice cristiano affinché lo conservasse con devozione ed onore. Chiusi custodì con cura la sacra reliquia nella chiesa della santa vergine Mustiola e ne legò il culto al beneficio delle acque salutari di cui le nostre terre sono ricche. L’Anello divenne simbolo del potere municipale della cittadina toscana fino a quando il furto su commissione da parte della città di Perugia, avvenuto nel XV sec., privò Chiusi della sua più preziosa fonte di prestigio e d’entrate, lasciando nei cuori e nelle menti dei chiusini profonda amarezza”.

In passato i chiusini avevano già manifestato la volontà di riavere l’anello, giusto?

“Una delegazione di Chiusi, qualche anno fa, guidata del Vescovo Rodolfo Cetoloni e dal Sindaco di Chiusi, si recò a Perugia in occasione della ricorrenza liturgica dello sposalizio di Maria Vergine e di Giuseppe e quindi dell’ostensione del prezioso gioiello. In quella occasione chiesero di poterlo avere nella cittadina toscana in occasione della Pascuccia Rosata. Personalmente non so se Chiusi potrà riavere il Santo Anello, me lo auspico. Sarebbe, a mio avviso, utile pensare che Chiusi e Perugia hanno visto non solo contese. Lasciando da parte gli eccessivi campanilismi ricordiamo che le due città hanno lavorato insieme per lo sviluppo dei due territori. Sul finire del XVIII sec. il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio si misero d’accordo sulla definitiva confinazione delle Chiane e sui successivi provvedimenti di bonifica. Nella prima metà dell’Ottocento due letterati: il perugino Giovan Battista Vermiglioni e il chiusino Giovan Battista Pasquini si adoperarono ed avviarono la stagione delle scoperte archeologiche etrusche. Infine due perugini il sindaco Reginaldo Ansidei e l’ingegnere e deputato Coriolano Monti insieme al sindaco di Chiusi Giovanni Paolozzi si trovarono uniti nella questione ferroviaria della direttissima tra Firenze-Roma facendo approvare il tratto Terontola-Chiusi inaugurato nel 1875”.

E Montepulciano cosa c’entra?

“La cittadina poliziana è legata indirettamente alla storia del Santo Anello. Circa duecento anni prima che Chiusi venisse privata di tale preziosità una giovane monaca poliziana ottenne, durante una visione celeste del Bambinello e della Vergine Madre, una “crocetta” appartenuta al piccolo Gesù. La giovane si chiamava Agnese Segni. La crocetta fu letteralmente strappata dal collo del piccolo Gesù durante “un gioco d’amore” tra Agnese e la Vergine. Era, come si legge nelle varie agiografie, la vigilia della solennità dell’Assunta quando la santa, dopo molte e ripetute preghiere, poté avere tra le proprie braccia il Bambinello. Nel restituire il Divin Figlio alla Madre Agnese volle prendersi un pegno dell’Amore posseduto: la crocetta. Questa visione, ben conosciuta dai suoi devoti, è stata immortalata artisticamente in molte opere. Oggi la crocetta è conservata tra le tante reliquie appartenute a sant’Agnese nel santuario di Montepulciano”.

Le due reliquie preziose, due oggetti appartenuti alla Madre e al Figlio?

“Padre Sordini Mariani nel libro sulla vita di S. Agnese, dedicato alla Granduchessa di Toscana e dato alle stampe nel 1606, scriveva che la crocetta ha una forma non molto grande con sembianze di borchia, in mezzo alla quale c’è un piccolo incavo simile a quello di una piccola serratura di chiave realizzato di madre perla, la stessa materia dell’Anello di Maria Vergine. Il Padre Domenicano si sofferma ancora nel suo testo e dice che la crocetta è molto legata al beneficio delle acque, non a caso la Valdichiana e la Valdorcia sono due territorio dove le acque termali hanno un ruolo importante”.

Quindi sia l’Anello che la crocetta sono due oggetti legati alle acque, questa considerazione potrebbe andare ad avvalorare la possibilità di riportare a casa il Santo Anello della Vergine?

“La professoressa Buseghin ritiene altamente interessante le connessioni tra il Santo Anello e la crocetta asserendo che al di là della necessaria verifica del materiale di entrambe le reliquie, ci troviamo di fronte a una devozione legata ad oggetti connessi col culto delle acque salutari certamente di antichissime origini di cui i nostri territori del sud senese sono ricchi”.

Nel frattempo la curia perugina ha risposto al primo cittadino di Chiusi e il Vescovo Monsignor Giulietti, colto impreparato dalla richiesta, ha detto che quando Chiusi farà una richiesta ufficiale e scritta sarà vagliata dalla Diocesi, dal Capitolo e dal Comune di Perugia e all’ora si potrà aprire un dialogo per parlare dell’argomento. La curia perugina ha già negato, negli scorsi mesi, lo spostamento dell’Anello in Lombardia per metterlo in mostra durante l’Expo, ma la richiesta avviata da Chiusi non è certo di mettere l’anello in mostra ma bensì per essere venerato da tutti i fedeli chiusini e non.

Valentina Chiancianesi
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