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venerdì 24 marzo 2017

Interviste lunedì 28 settembre 2015 ore 11:00

AURE e Le Vie del Teatro, intervista a Filiberti

AURE di Alessandro Serra ha chiuso la trilogia della stagione 2015 di Le Vie del Teatro in Terra di Siena, il bilancio con Marco Filiberti

SARTEANO — Dopo Il Crepuscolo di Arcadia, lo spettacolo ideato, scritto e diretto con grande successo da Marco Filiberti andato in scena lo scorso luglio al Teatro degli Avvaloranti di Città della Pieve, il terzo e ultimo appuntamento della stagione 2015 di Le Vie del Teatro in Terra di Siena è AURE di Alessandro Serra. Tratto dalla celebre opera di Marcel Proust “Alla ricerca del tempo perduto”, lo spettacolo è andato in scena il fine settimana appena concluso nel settecentesco Teatro degli Arrischianti di Sarteano.

Le Vie del Teatro in Terra di Siena è una manifestazione dedicata alla scena contemporanea che anche quest’anno ha trasformato in un immenso cantiere culturale la Valdorcia e la Valdichiana. Oltre agli spettacoli teatrali, il pubblico ha potuto assistere all’anteprima di Cain, il nuovo lungometraggio di Marco Filiberti che uscirà nelle sale italiane a novembre.

AURE chiude così una trilogia del silenzio e della memoria, lo spettacolo ha tratto spunto dalla Recherche di Proust. Così come il sogno si compie in una dimensione che non è la realtà ma che dalla realtà trae nutrimento, rubandone le immagini, nel suo quieto incedere la recherche si sfalda, il naturalismo si rompe, tutto evapora, rendendo indistinti oggetti e paesaggi.

La nostra redazione ha incontrato il regista Marco Filiberti che ci ha parlato di AURE, ci ha fatto un bilancio della stagione teatrale, con un particolare richiamo alle Amministrazioni e ci ha svelato anche quali saranno i suoi lavori per il 2016.

Marco, tu sei il direttore artistico di AURE, l’ultimo spettacolo della trilogia Le Vie del Teatro in Terra di Siena, come nasce lo spettacolo?

“Naturalmente sull’eziologia dello spettacolo dovrebbe rispondere l’autore, Alessandro Serra. Da parte mia però, posso dire di essere felice di questa ospitalità, giacché si tratta di un regista perfettamente in sintonia con i parametri etici e artistici che contraddistinguono le nostre scelte: linguaggio di ricerca non omologato a quello che il sistema impone, altissima qualità, rapporto profondo con le sue radici culturali, linguaggi lontani dai realismi e da tagli socio-politici per prediligere invece percorsi più astratti, poetici e metafisici. Naturalmente con una sua specifica individualità che, per fortuna di entrambi, è lontanissima dalla mia”.

Facciamo un passo in dietro, parliamo de Il Crespuscolo di Arcadia, spettacolo ideato, scritto e diretto da te e andato in scena lo scorso Luglio al Teatro degli Avvaloranti di Città della Pieve, come è stata questa esperienza anche alla luce del successo riscosso a Città della Pieve?

Il Crepuscolo, per me, è stata l’esperienza più completa e totalizzante mai realizzata in teatro, dove ho potuto spingere il mio linguaggio verso quell’idea di opera totale o opera cosmica alla quale ormai non posso rinunciare. Città della Pieve e il teatro degli Arrischianti sono stati luoghi ideali e protettivi e il pubblico ha recepito con sbigottito entusiasmo. La critica ha colto perfettamente il senso dell’opera attraverso recensioni preziose e approfondite. Ora Il Crepuscolo ha cominciato il suo viaggio,particolare ed ambizioso: e già gli è stato dedicato un libro, un volume monografico di Pierfrancesco Giannangeli che, ovviamente, presenteremo anche a Siena e nel nostro territorio”.

Parliamo di Cain, il tuo nuovo lungometraggio che uscirà nelle sale italiane il 9 Novembre, come è stato accolto il film dal pubblico e come è stato recepito?

“Le anteprime a Sarteano sono andate molto bene. Anche in quel caso, dopo un primo disorientamento ho visto il pubblico felice di percepire qualcosa di così insolito e poetico, lontano dalla mera riproposta di una realtà miserrima come quella di questo nostro tempo storico. Ora, il 9 Novembre, il film uscirà nelle sale italiane, con una distribuzione particolare, data la conformazione del film, quasi pensata come uno spettacolo da portare in tournée. Cominceremo da Milano e Roma, accompagnati ogni lunedì da importanti personalità del mondo della cultura che hanno deciso di sostenere il film. Naturalmente la Toscana, dove è stato interamente girato, avrà una centralità speciale”.

E invece parlando della stagione 2015 de Le Vie del Teatro, sei soddisfatto dell’edizione appena conclusa e della critica che ha ottenuto?

Se penso a quanto abbiamo fatto in solo due anni e senza una soldo di finanziamenti rimango stupefatto: due opere teatrali di proporzioni vastissime, Conversation Pieces e Il Crepuscolo di Arcadia; un film, Cain, intermante prodotto e girato sul territorio; due spettacoli ospiti, Le Ultime sette parole e Aure, rispettivamente di Giovanni Scifoni e Alessandro Serra. Poi abbiamo creato un polo didattico per attori mutuato su un lavoro specifico e unico, formando un gruppo pronto a divenire una compagnia e abbiamo sviluppato sinergie e gemellaggi con prestigiose realtà quali Amnesty International o la Fondazione Pergolesi-Spontini, co-produttrice nella trilogia Il Pianto delle Muse. Tutto questo in soli due anni. E le istituzioni, mi domanderete? E le stelle stanno a guardare … Tuttavia, più che i bilanci o le polemiche mi interessa comprendere gli andamenti emotivi degli esseri umani e, in questo caso, di un territorio, sollecitato con prepotente decisione ad un confronto artistico estremo e totalizzante come quello che propongo io. Ho riscontrato un pubblico numeroso e imprevedibile – più sconosciuti che amici o conoscenti – che si dichiara addirittura cambiato personalmente dopo queste esperienze artistiche. La critica, come ho già detto, è stata attenta e veramente entusiasta. Nonostante ciò, è innegabile che ci sia ancora tanto da fare per verificare in quanti hanno voglia di nuotare contro corrente, ma certamente il nostro pubblico non mi ha fatto cambiare idee e propositi,anzi”.

Immancabile domanda, quasi un rito che conclude le interviste, quali sono i tuoi progetti futuri e se ci vuoi svelare qualche anticipazione della stagione 2016.

“Nell’immediato devo seguire l’uscita di Cain e la pubblicazione del volume sulla trilogia Il Pianto delle Muse per l’editore Titivillus. Poi porterò il progetto delle Vie del Teatro e la mia specifica ricerca drammaturgica in accademie e università italiane attraverso seminari e laboratori, un’iniziativa alla quale tengo molto. Intanto , mentre lavoriamo sulla distribuzione delle opere prodotte in questi anni, strutturiamo con prestigiosi soggetti italiani e stranieri un futuro che segni un passaggio, una nuova e più solida fase per Le Vie del Teatro”.

E quindi ancora un working in progress per l’Associazione culturale nata nel 2013 dalla volontà del regista e scrittore Marco Filiberti, un laboratorio artistico che si distingue nel panorama internazionale per identità, linguaggio e rapporto con il territorio. È un progetto mosso dalla volontà di decifrare i segnali di una civiltà che sembra si stia esaurendo ma dove esistono e sono radicati i presupposti etici e dalla voglia di ridare al teatro la sua dimensione artigianale, insuperato un connubio tra natura e civiltà.

Nell'operato di Marco Filiberti Amnesty International ha riconosciuto un linguaggio capace di veicolare alti contenuti etici e valori umanitari, sostenendo altresì i presupposti etici e drammaturgici che identificano Le Vie del Teatro in Terra di Siena.

Ringraziamo Marco per questa intervista e per la sua disponibilità.

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