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venerdì 26 maggio 2017

Attualità giovedì 03 novembre 2016 ore 16:58

L'economia aretina è sempre più donna

Quasi 9000 imprese del territorio sono femminili. E' il 23,6% del totale, sopra la media toscana e italiana

AREZZO — La Camera di Commercio di Arezzo comunica i dati relativi all'andamento delle aziende nel terzo trimestre del 2016.

Per quanto concerne la nati-mortalità delle imprese aretine, il terzo non è stato un trimestre particolarmente brillante: il saldo pur rimanendo positivo (+19 imprese), si è comunque avvicinato molto alla stabilità, con una variazione rispetto al trimestre precedente del +0,05%, dato che colloca Arezzo nelle retrovie della graduatoria nazionale. Ciò ha portato anche ad un ridimensionamento del tasso di crescita medio annuo che è quasi dimezzato rispetto al trimestre precedente (+0,38% contro +0,62%). Il bilancio dei primi nove mesi dell'anno si attesta a +146 aziende.

Al 30 settembre 2016 la consistenza delle imprese, escluse le unità locali, è pari a 38.058 unità, di cui 10.333 sono artigiane (-101 imprese nei primi nove mesi del 2016).Considerando anche le localizzazioni di impresa operative nel territorio provinciale si raggiunge la soglia delle 45.600 unità, 111 in più rispetto all'inizio dell'anno.

“Il sistema economico aretino, al pari di quello italiano – commenta Andrea Sereni, presidente della Camera di Commercio di Arezzo - sta vivendo un momento estremamente delicato: da un paio di anni i principali indicatori economici presentano una dinamica estremamente altalenante. Un andamento che dimostra la forte instabilità che sta accompagnando il lento cammino verso una piena ripresa economica rispetto ai livelli pre-crisi. Tornando ai dati elaborati dall'Ufficio Studi della Camera di Commercio di Arezzo è comunque molto promettente il fatto che nel corso dell'ultimo anno, fra le varie forme societarie, le società di capitali, da sempre considerate il motore della crescita imprenditoriale, siano aumentate del 2,9%. Al contrario risultano in flessione tutte le altre tipologie: le società di persone (-2,2%), le imprese individuali (-0,5%) e le altre forme (-0,5%).

Per quanto riguarda l'analisi dei vari settori di attività economica risultano in calo rispetto ad un anno fa le imprese del manifatturiero (-0,7%), delle costruzioni (-1,5%), del commercio (-0,4%), dei trasporti (-2,5%) e delle attività immobiliari (-0,1%). Aumenta il numero delle aziende del vasto e articolato comparto dei servizi con la sola eccezione già citata delle attività immobiliari: servizi di alloggio (+4,9%), servizi informazione e comunicazione (+1,0%), attività finanziarie ed assicurative (+0,8%), attività professionali e tecniche (+3,3%), servizi di supporto alle imprese (+2,7%), istruzione (+2,2%), sanità e assistenza sociale (+4,9%), attività artistiche, sportive e di intrattenimento (+2,5%) e altre attività dei servizi (+1,2%). 

Sostanzialmente stabili, invece, i servizi di ristorazione. All'interno del manifatturiero, che a livello complessivo risulta in contrazione, ci sono comunque settori in cui il numero delle imprese è in aumento: industrie delle bevande (+7,7%), fabbricazione di prodotti di carta (+5,7%), stampa e riproduzione di supporti registrati (+2,3%), fabbricazione di prodotti chimici (+4,2%), fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (+6,7%) e riparazione, manutenzione ed installazione di macchine (+11,2%).

In flessione invece il comparto della moda (tessile -1,4%, abbigliamento -2,3%, pelletteria-calzature -7,6%), l'industria del legno (-0,3%), la fabbricazione di altri prodotti di minerali non metalliferi (-1,1%), la metallurgia (-3,4%), la fabbricazione prodotti in metallo (-2,3%), computer ed elettronica (-3,8%), apparecchiature elettriche (-0,9%), autoveicoli e altri mezzi di trasporto (-3,8%), gioielleria ed oreficeria (-0,1%).

“Merita un particolare approfondimento – sottolinea il segretario generale Giuseppe Salvini – l'andamento dell'agricoltura che fa registrare in provincia , rispetto al terzo trimestre del 2015, un aumento del 1,3% con un saldo positivo di 78 aziende. Occorre tuttavia evidenziare come i livelli estremamente bassi dei prezzi delle principali produzioni agricole possano compromettere seriamente la redditività aziendale delle imprese del settore. Si rischia quindi di minare sul nascere quello spirito imprenditoriale che ha portato molti giovani a cimentarsi nell'attività agricola, in alcuni casi attraverso il ricambio generazionale nelle aziende , in altri con l'avvio di nuove imprese. Il dato delle imprese giovanili aretine nel loro complesso – prosegue Salvini – è però meno positivo rispetto a quello riferito all'agricoltura: nella provincia di Arezzo a settembre 2016 sono complessivamente 3.400, pari al'8,9% del totale delle imprese. Rispetto alla stessa data del 2015 se ne contano 83 in meno, con una variazione percentuale del -2,4%. Questa è l'ultima di una serie di flessioni che tratteggiano una tendenza che sta caratterizzando l'imprenditoria giovanile aretina ormai da alcuni anni. Infatti, sembrano essere soprattutto le aziende di giovani quelle che subiscono le conseguenze delle difficili condizioni in cui oggi si trovano ad operare le imprese e ciò è testimoniato dal fatto che, al contrario, le imprese over 35 nello stesso periodo incrementano il proprio numero dello 0,3%. La nascita di nuove imprese giovanili quindi non riesce a bilanciare il progressivo invecchiamento delle imprese aretine anche per la selezione molto più marcata a cui sono soggette le imprese under 35, tradizionalmente meno strutturate e capitalizzate. Consapevoli di queste difficoltà siamo quindi impegnati, come Camera di Commercio di Arezzo, a supportare i giovani imprenditori ed i neo imprenditori per permettere loro di superare con maggiore consapevolezza e con un più articolato bagaglio di conoscenze la cruciale fase dell' inizio dell'attività. Proprio questa mattina , ad esempio, si è tenuta la prima giornata formativa del progetto “Crescere Imprenditori” che consentirà a 15 giovani , attraverso un percorso formativo, di realizzare le proprie idee attraverso la creazione di imprese che potranno anche accedere al fondo di credito agevolato “SELFIEmployment” del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali“.

Al terzo trimestre 2016 si contano in provincia 8.996 imprese femminili che rappresentano il 23,6% del totale delle aziende iscritte al Registro delle Imprese, livello superiore sia alla realtà della Toscana (23%) che a quella nazionale (21,7%). In Toscana le province in cui le donne dimostrano una maggiore presenza imprenditoriale sono Grosseto (27,2% del totale imprese) e Livorno (25,4%), mentre al contrario Firenze è quella in cui la presenza ha un peso minore (21,1%).

Dal punto di vista settoriale le presenze più significative si hanno nel commercio, che rappresenta il 24,7% del totale delle imprese femminili e cresce dello 0,3% rispetto alla metà del 2015, e nell'agricoltura la cui quota si attesta al 20,4%, grosso modo stazionaria nell'ultimo anno (-0,3%). Seguono il manifatturiero (12,8% del totale), che al contrario mostra un chiara battuta di arresto (-2,1%), le altre attività di servizi (10,1% del totale), in crescita del'1,3%, ed i servizi di alloggio e ristorazione (9,1% del totale) anch'essi in crescita dello 0,6%.

La maggior parte delle imprese femminili aretine sono imprese individuali (5.809 unità, 64,6% del totale), seguite a larga distanza da società di capitale (1.668 aziende, 18,5% del totale) e da società di persone (1.380 aziende, 15,3% del totale). Molto limitata la presenza di altre forme societarie (139 imprese, 1,6% del totale).

La crescita evidenziata per il complesso delle imprese femminili ha origine tutta nelle società di capitali (+3,4%), visto che tutte le altre tipologie sono in flessione: le imprese individuali dello 0,4%, le società di persone del'1,4% e le altre forme del 4,1%.

I dati del terzo trimestre Confermano il trend di crescita delle imprese straniere: negli ultimi dodici mesi sono aumentate di 79 unità in valore assoluto e del 2,1% in termini percentuali. La loro incidenza sul totale delle imprese passa al 10,2% dal 10% dello scorso anno, restando comunque su livelli comunque inferiori a quelli della Toscana (12,8%). Arezzo si posiziona a livello regionale in una fascia intermedia fra i livelli massimi delle province di Prato (26,9%) e Firenze (15,2%) e quelli minimi di Grosseto (7,4%) e Siena (7,7%).

Quasi tre imprese giovanili su quattro sono di tipo individuale (72,6%), mentre per il resto il 17% è rappresentato da società di capitale, il 9,4% da società di persone e l'1% circa da altre forme societarie. Le imprese individuali sono anche la forma giuridica in cui i giovani hanno il peso più elevato rispetto al totale delle imprese (12%) e, proprio per il peso che rivestono in termini numerici, con la loro diminuzione del 3,4% concorrono a determinare il segno della variazione complessiva.

Le imprese giovanili aretine operano prevalentemente nel commercio (24,1%), nelle costruzioni (17%), nel manifatturiero (12,1%) e nell'agricoltura (10,9%): quest'ultima ha sperimentato nell'ultimo anno una crescita di rilievo (24,1%), che l'ha portata a toccare a settembre le 371 unità.

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